Come raccontavo nel post precedente, Benevento' la città che c'è sempre stata. "Nulla in Italia è più antico di Benevento" (Hutton 1958)
Sicuramente é la prima città dello stivale ad avere testimonianze di confidenza con il libro della bibbia della natura.
Prima che altri campani si riunissero in famiglie Lei già esisteva come comunità vivace, laboriosa e operosa. Quando altre famiglie si riunirono a formare le prime comunità e città (Etruria ) lontano dalle zone della transumanza del popolo sannita, a Malies avevano già stabilito ruoli e regole condivise a partire, sicuramente, da una lingua comune osco-sannita, andata persa, per comunicare e condividere le esperienze della vita dei campi e degli allevamenti e per trasferirne il meglio nella quotidianità.
I due fiumi che la circondavano e la attraversavano, (Calore e Sabato), erano non solo utili ad una prospera agricoltura e sicuramente alla buona tenute di greggi e armenti, ma era soprattutto un'ottima arma di salvaguardia per la salute del popolo, il quale imparò presto ad usare sia l'acqua che il fuoco per tenere lontane le malattie. Le donne sannite che vivevano in quei territori, avevano cominciato ad apprezzare e comprendere come certe piante e certe erbe davano benefici, impararono a riconoscerle e ad usarle con maestria, alla raccolta erano addette le giovinette che erano apprendiste presso delle più
esperte "Maatreís" 1 .
Per curare vari tipi di patologie erano usate alcune piante velenose: aconito, digitale, elleboro, mandragola belladonna, giusquiamo e altre che non avevano effetti velenosi in come :
- Il Tarassaco, anche detto Dente di Leone, contro il bruciore di stomaco,
in caso di gonfiore delle gambe era chiamato infatti anche “piscialetto” in riferimento alle sue proprietà diuretiche.
- Le foglie e fiori della Borragine per abbassare la febbre e calmare la tosse secca
-Le radici di Gramigna e Ortica in decotto per il mal di pancia dei bambini
-La mandragola o “erba delle streghe”, per curare dal morso di serpenti, infezioni di ferite da punta, da taglio e da grattamento, infezioni agli occhi, ma anche gotta, otite e calvizie, a causa della forma della sua radice che somiglia vagamente a quella umanoide, le venivano attribuite dalla fantasia antica e medievale delle proprietà magiche e veniva definita l'erba delle streghe.
L'esperienza acquisita delle donne di Maloentòn nella nettatura, e nella concia dei velli delle pecore, era motivo di prestigio come lo era l'ottima lavorazione della lana ottenuta dalla tosatura effettuata in primavera lungo le sponde dei due fiumi.
Esperte nel cardare la lana, attraverso la semplice battitura per eliminarne le impurità, seguita dalla bollitura, l'asciugatura al sole e la pettinatura con pettini di legno, che rendevano la lana districata e soffice, tanto da poterla filare celermente con il fuso, un arnese composto da due parti: un bastoncino di legno lungo venti,-trenta centimetri appuntito su una estremità e da un tondino di legno forato che faceva da volano Questo strumento per la filatura era così semplice, pratico ed agevole, che veniva usato anche dalle giovanette e dalle ragazzine. Abili tintrici e tessitrici di lana, producevano abiti, coperte, tappeti, che inizialmente barattavano con altri prodotti e poi iniziarono a commerciarli.
note:1 Maatreís: (lingua osco-sannita) le donne più grandi ed esperte.
_________continua nel prossimo post______