Benevento è una magnifica città e non lo dico perché è la città in cui sono nata e in cui vivo ma perché è un vero gioiello di cultura e arte, incastonato con perizia al cento di una corona collinare.
Sia al centro della città che nella periferia, c'è un tripudio di manufatti storico artistici ben conservati, che ne attestano il suo valore storico e altre opere, altri tesori conosciuti ma nascosti, sono ancora da riportare alla luce.
Il racconto che Ve ne faccio, è frutto di studio, attraverso ricerche storiche, archeologiche di cui da sempre mi sono interessata, ma non manca di fantasie leggendarie né di quello spirito fantasioso e deduttivo che da sempre mi appartiene. È infine anche un omaggio alla mia Città, alla mitezza e all'umiltà della sua gente e nel contempo al suo spirito di sacrificio e al millenario anelito di riscatto socio-economico-culturale.
Benevento, già in epoca Sannitica ( VII-VI sec. a.C. e i primi secoli dell'impero romano) era parte importante della potente Lega Sannitica che a lungo tenne testa ai romani.
Importante snodo tra le vie e le tratte commerciali più importanti, proprio per la sua posizione geografica, fu ambita da Greci, Etruschi, Romani, da Longobardi, dal Vaticano, Normanni, dagli Svevi, dai Francesi, Spagnoli .
Chiunque è passato ha lasciato opere monumentali e civiche, popoli giunti da dovunque per "prendere" ma alla fine, anche essi hanno aggiunto, lascia do alla città manufatti di ogni epoca, ponti, opere stradali, teatri, anfiteatri, mura, porte, edifici di culto, edifici pubblici, fontane, giardini, colonnati, porticati, statue, corredi funerari, ecc.
Un popolo che ha saputo reggere con dignità ad ogni epoca e che ha da sempre considerato ogni straniero, invasore e/o dominatore, un ospite di passaggio che, nel volerlo meravigliare della sua potenza, avrebbe reso comunque un servizio alla città e ai territori della provincia.
Certo è che per ogni nuovo "ospite" c'è stata la difficoltà di comunicare. Inizialmente osco-sanniti, i beneventani hanno dovuto capire e parlare il latino traducendolo in una specie di "latino del volgo" e che ha costruito una parlata dialettale intrisa dell'impronta sannita prima e longobarda poi, dove elisioni e contrazioni abbondano dove la lettera "p" diventa quasi sempre "d" dove le iniziali di quasi tutti gli aggettivi qualificativi si raddoppiano, dove e ben dosata e miscelata ogni influenza linguistica delle progressive dominazioni.
Un popolo, quello beneventano, che fin dagli albori della sua storia, nonostante così distante dalle coste tirreniche e adriatiche, misteriosamente era in possesso nei suoi territori di manufatti egizi. Il popolo che viveva in villaggi prospicienti le rive sassose dei fiumi Sabato e Calore, era dedito al culto di Iside, costruiva templi pagani disseminati sulle piccole alture, agevolmente raggiungibili attraverso i suoi due fiumi navigabili.
Un popolo stanziale, forse il primo popolo stanziale della penisola italica, era di fatto un popolo matriarcale poiché inizialmente dedito alla pastorizia e all'agricoltura, e contemporaneamente, soprattutto gli uomini, in guerrieri difensori dei tratturi di transumanza e delle terre di pascolo e di alpeggio. Con gli uomini del luogo lontani, erano le donne quelle che oltre alla cura della casa e dei figli, si dedicavano all'agricoltura, all'allevamento degli animali da cortile, da latte e alla pesca, in attesa del rientro degli uomini, dediti alla transumanza e alle guerre di difesa e di espansione. Erano soprattutto le donne quelle che dovevano organizzare e occuparsi della comunità e della difesa dei villaggi della cura dei malati, della sepoltura dei morti e della trasmissione dei valori e dei saperi.
E lo fecero così bene che le Janare, (giovani donne) furono conosciute e ricercate in ogni angolo di mondo per i loro saperi e le loro arti mediche (magia? no forse solo conoscenza tramandata e esperienziale).
-continua nel prossimo post.


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